I don’t want praise I don’t want pity
Il più delle persone si accontenta di quello che dai loro. fai la figa imbronciata, sei una figa imbronciata. fai la biondina svampita, sei una biondina svampita.
è giusto che sia così. forse meno giusto è farlo di proposito.
I deal my own deck sometimes the aces sometimes the deuces
farlo con lucidità. distribuirsi in questo mazzo di carte e servire la chiara giusta alla persona giusta. mi vedi biondina svampita? eccoti accontentato, beccati sta regina di quadri. figa inversa? una regina di picche per il signore! mastica tappeti? eccole servito un fante di fiori. ci aggiungo anche l’asso di cuori, così fa black jack
come dicevo, non so se sia giusto decidere, nel giro di poche battute, quale carta meriti una persona. ma rende tutto più semplice.
tutto il peggio che può arrivare, arriva alla carta, non alla diretta interessata. vero, ci arriva anche tutto il meglio. ma c’è davvero tutta questa sovrabbondanza di meglio e di gente disposta a dartene una parte? forse è più realistico un rapporto di 4 a 1.
I am my own special creation
è perdere quell’uno che pesa. non accorgersi affatto della sua esistenza. o, peggio ancora, accorgersene e restare paralizzati dalla paura. cercare di razionalizzarlo, schiacciarlo, riportarlo nel mucchio più sicuro dei quattro.